Modello Cancellieri
Solida nel pensiero e nell’incedere politico da ex prefetto ed ex ministro dell’Interno che, ai tempi del governo Monti, scherzava sul suo non essere donna di “intellighenzia”, il Guardasigilli Annamaria Cancellieri, già personalità “quirinabile” in ragione del suo equilibrio e della sua terzietà, non ha esitato a dire quello che molti nel Pd hanno paura anche soltanto a pensare, specie dopo le contestazioni a Luciano Violante: e cioè che sarebbe il caso di “riflettere” sulla costituzionalità della legge Severino visto che, ha detto Cancellieri, si sono espressi in direzione dell’incostituzionalità “giuristi di grande pulizia morale e valore tecnico”.
19 AGO 20

Solida nel pensiero e nell’incedere politico da ex prefetto ed ex ministro dell’Interno che, ai tempi del governo Monti, scherzava sul suo non essere donna di “intellighenzia”, il Guardasigilli Annamaria Cancellieri, già personalità “quirinabile” in ragione del suo equilibrio e della sua terzietà, non ha esitato a dire quello che molti nel Pd hanno paura anche soltanto a pensare, specie dopo le contestazioni a Luciano Violante: e cioè che sarebbe il caso di “riflettere” sulla costituzionalità della legge Severino visto che, ha detto Cancellieri, si sono espressi in direzione dell’incostituzionalità “giuristi di grande pulizia morale e valore tecnico”, persone sulle quali “non ci sono sospetti di partigianeria”. Non è la prima volta che il ministro Cancellieri, già commissario nella Bologna del post Delbono con piglio decisionista e allure gentile, sfida gli automatismi del pensiero unico giustizialista. Si era detta, mesi fa, a favore dell’amnistia come “strada maestra” per “respirare” e “ripartire bene” in vista di una riforma più organica del sistema carcerario, e si era detta anche consapevole dell’opera di freno delle “lobby” che “impediscono che il paese diventi normale” mettendosi contro ogni volta che si parla di riforma della giustizia.
Aveva fatto arrabbiare gli avvocati, in quell’occasione, il ministro, facendo peraltro notare, con la sincerità di chi per quarant’anni la burocrazia l’ha frequentata, che sulle riforme sono sempre tutti d’accordo “a parole”, salvo poi arroccarsi “nei campanilismi” e nelle lotte di categoria. Era arrivata sulla scena politica quasi riluttante, Cancellieri, raccontandosi come una che “per fortuna” aveva resistito “alle tentazioni” elettorali (a Bologna in molti la volevano sindaco) e con l’incredulità di chi si ritrova orgogliosamente ministro, ma senza sentirsi per questo niente di più di un “Mister Wolf-risolvo-problemi”, soprannome tarantiniano conquistato nelle diverse prefetture – Milano, Catania, Brescia, Parma, Bergamo, Vicenza – dove Cancellieri aveva dato prova di concretezza senza pregiudizi, ferma nelle parole quanto morbida nei modi da signora che prende il tè alle cinque, mamma e nonna spiritosa, con alle spalle una giovinezza cosmopolita in quel di Tripoli.